
Il problema nasce dalla tipologia di contratti che regolano dal 1932 i rapporti fra i teatri lirici e gli artisti solisti: "Il cantante solista è considerato un lavoratore autonomo fuori dal teatro, ma quando è chiamato per una produzione diventa subordinato. In più il teatro paga l'Enpals in base anche alle giornate di prove. Però se lo spettacolo salta, magari dopo venti giorni di allestimento, ai cantanti non spetta alcun cachet in quanto il contratto prevede un pagamento per le recite e non contempla il periodo di prove", prosegue Balzani.
Nel campo della prosa la situazione è diversa. "Gli attori percepiscono una diaria giornaliera. I cantanti no. In un incontro avuto al ministero ai primi di marzo abbiamo illustrato i problemi del settore. Abbiamo intanto chiesto la possibilità di prevedere nel prossimo decreto una sorta di aiuto economico a titolo di parziale indennità per quegli artisti che hanno perso i contratti a causa dell'epidemia".
Questo per l'immediato. Ma per il futuro? "E' allo studio il rinnovo del contratto del settore, per le Fondazioni Liriche abbiamo chiesto di inserire un paragrafo relativo ai cantanti solisti. Abbiamo proposto cioe' di prevedere il pagamento delle prove, il diritto alla malattia, la diminuzione delle giornate previste dall'Enpals all'anno. Il pagamento delle prove non comporterà alcun aggravio per i teatri: si tratta di mantenere le stesse cifre ma di indicare semplicemente una quota parte da pagarsi per la fase preparatoria e un'altra quota da corrispondere per le recite sostenute. In questo modo se uno spettacolo salta dopo un mese di lavoro, per il cantante non è stato tutto inutile", conclude il vicepresidente di Assolirica.
IL COMMENTO
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