
Spaccio, borseggi, risse, mercatini abusivi, paura addirittura a uscire di casa in alcune zone. “I problemi sono sempre gli stessi e sotto gli occhi di tutti”, commenta un residente. “Nell’ultimo periodo c’è stato maggior presidio da parte delle forze dell’ordine, ma comunque non è abbastanza: bisogna fare lo slalom per tornare a casa tra spacciatori e tossicodipendenti, mentre nell’ex ghetto ebraico è meglio non passare”.
Non si vuole spegnere la movida, ma la criminalità che interessa una buona parte dei vicoli genovesi. E anche i giovani che ci vivono sono della stessa opinione. “Quando le mie amiche scoprono che vivo qui mi chiedono se non ho paura a tornare a casa ed è impensabile nel 2020 avere paura di attraversare i vicoli più conosciuti, che sono un patrimonio importante della storia di questa città”, denuncia una giovane ragazza che si è trasferita da appena un mese. “Mi fa rabbia questa situazione, anche perché ho scelto una zona vicina ai locali per uscire la sera, alla movida positiva, ma poi giro l’angolo e non so cosa trovo”.
C'è poi un'altra zona del centro storico, tra via San Lorenzo, via Canneto il Lungo e salita Pollaiuoli che proprio di recente è stata teatro di bagordi e addirittura un accoltellamento. Anche lì i residenti chiedono più controlli, oltre a pulizia e maggiore illuminazione. “La presenza delle forze dell’ordine potrebbe scongiurare che alcuni ubriachi possano fare baccano fino alle 5 di mattina o danneggiare le saracinesche dei bar”, è la richiesta che arriva da Giovanni Petrelli, cittadino le cui finestre affacciano su via Sa Lorenzo. E intanto alcuni locali hanno scelto di non aprire per qualche sera, in segno di protesta e solidarietà per gli ultimi fatti accaduti.
Sono tante le iniziative allo studio, tra cui alcune contro certi esercizi commerciali. “Rivolgeremo ancora di più l’attenzione contro coloro che fanno malo commercio, vendendo alcolici a poco anche a minorenni, che sono il cancro della movida: l’obbiettivo è far chiudere queste attività”, ha detto l’assessore alla sicurezza Stefano Garassino. “Più difficile contrastare lo spaccio, per cui spesso chi viene beccato finisce in carcere solo per qualche mese”.
IL COMMENTO
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