
L'accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso. L'inchiesta era una costola dell'operazione "il Crimine", maxi indagine contro la 'ndrangheta calabrese e le sue ramificazioni in Lombardia. Erano scattati gli arresti anche in Liguria ma dopo le due assoluzioni, i presunti boss erano stati tutti scarcerati. Nel corso dell'inchiesta Maglio 3 gli investigatori dei Ros, coordinati dal pm Alberto Lari (adesso procuratore capo di Imperia) avevano raccolto numerose intercettazioni ambientali che avevano registrato riunioni 'ndranghetiste, aiuti a latitanti e appoggi elettorali a politici conniventi. Elementi che non avevano convinto i giudici genovesi.
Gli Ermellini avevano stabilito però che quelle sentenze andavano riviste. Il ragionamento dei giudici genovesi era stato concorde: senza reati fine (omicidi, estorsioni, incendi) non c'era esercizio reale del potere mafioso. Un ragionamento sbagliato secondo la Cassazione: la sola affiliazione a un'organizzazione così potente e violenta basta per condannare. A rafforzare la tesi della presenza dell'organizzazione in Liguria, ha sostenuto la Cassazione, bastavano anche le condanne comminate in Calabria e in Basso Piemonte che erano arrivate con gli stessi atti di indagine in mano ai magistrati genovesi.
IL COMMENTO
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