
“Abbiamo calcolato che in media gli studenti in pari con il loro percorso di studi sono indietro di almeno 5 o 6 mesi con le ore da svolgere in reparto”, spiegano i rappresentanti degli studenti di Medicina e Chirurgia a Primocanale. “Quello che ci preoccupa attualmente è come recuperare questi Cfu e riuscire a laurearci in tempo tra lezioni, esami, tesi. Siamo contenti per questa iniziativa perché vogliamo aiutare e ci manca il contatto con il paziente, dato che non entriamo in ospedale da più di 9 mesi se non per la tesi”. Ma alcuni, emerge da un sondaggio fatto sul gruppo Facebook degli iscritti alla facoltà, preferirebbero “alternative di tirocinio, poiché questa attività la ritengono più di volontariato che formativa”. E si guarda ad altri atenei che stanno già proponendo attività online o in presenza.
Il dialogo con l’Università di Genova resta aperto e proprio in questi giorni si sta lavorando a delle soluzioni. “Da gennaio puntiamo a riaccogliere i tirocinanti in presenza, che verranno però divisi in gruppetti più ristretti e distribuiti su diversi ospedali regionali, in modo tale da evitare assembramenti all’interno dell’hub dell’Ospedale San Martino”, spiega il professor Gianmario Sambuceti, preside della Scuola di Scienze mediche e farmaceutiche. “Ringrazio la giunta regionale e le strutture ospedaliere liguri che hanno aderito, rendendo questa opzione una possibilità. Ma ci sono dei protocolli che dovremo mettere in campo, dalle autocertificazioni ai tamponi per gli studenti, che verranno destinati a reparti non Covid e a basso rischio di contagio”, motivo per cui i tempi organizzativi richiedono ancora un mese di preparativi.
Tutto questo sarà possibile sempre tenendo conto della situazione sanitaria. “Comprendiamo le istanze dei ragazzi e cercheremo di fare il possibile per fare sì che tornino a imparare sul campo, seguiti da medici e specializzandi”, prosegue Sambuceti. “Ma dobbiamo valutare anche il livello di stress sugli ospedali”. Forse è anche proprio per il timore di una nuova impennata di contagi e di pazienti ospedalizzati che Unige sta implementando la piattaforma online. Nel caso in cui a gennaio non fosse possibile ripartire in presenza bisognerà trovare soluzioni alternative, anche se la maggior parte tra studenti e professori si augura che ciò non accada.
IL COMMENTO
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