
Le udienze erano state sospese per 15 giorni per consentire ai consulenti dei 71 indagati di studiare il software usato dai periti del gip per calcolare la capacità di tiraggio dei cavi degli stralli. Già nella prima perizia, quella che fotografava lo stato del viadotto al momento della tragedia, era emerso che il 68% dei trefoli, un elemento costruttivo delle corde (quello che garantisce la stabilità dell'infrastruttura) e l'85% di quelli secondari avevano una riduzione di sezione tra il 50 e il 100 per cento. Una corrosione dovuta ai difetti di esecuzione del progetto. Con le dovute manutenzioni, secondo i periti, il Morandi non sarebbe crollato.
Nell'udienza di oggi i periti hanno illustrato il momento del collasso attraverso l'analisi del video della ditta Ferrometal e si è anche parlato dei fattori esterni: dal temporale, al vento di quel giorno fino al coil trasportato dal tir. Secondo i super esperti a cedere per primo è stato lo strallo, ovvero uno dei tiranti, lato mare/levante della pila nove. L'udienza proseguirà domani e sabato. Dopo l'esposizione degli esperti del giudice i legali degli indagati potranno chiedere chiarimenti. Le persone indagate, tra ex vertici di Aspi e dirigenti di Spea e del ministero, sono accusate a vario titolo di omicidio colposo plurimo, crollo doloso, falso, attentato alla sicurezza dei trasporti.
IL COMMENTO
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