
Nelle scorse settimane a sostenere con forza la necessità di un rinnovamento dei vertici è stato un gruppo di amministratori (il consigliere regionale Armando Sanna, il presidente del Municipio Valpolcevera Federico Romeo e il sindaco di Campomorone Giancarlo Campora) che ora è pronto a presentare la mozione di sfiducia per l’attuale segretario e per tutti i vertici del partito.
Altri potrebbero sostenere questa linea, specie nell’area Dem legata al segretario genovese Alberto Pandolfo dove è diffuso il malcontento per le sconfitte elettorali e per la mancata analisi degli errori commessi a livello regionale. Il malumore, d’altra parte, è forte in tutta l’area centrista che non aveva digerito la scelta del candidato Presidente di Regione. Al tempo stesso si sta facendo strada l’ipotesi della convocazione del congresso che, da una parte potrebbe rafforzare l’idea di voler rinnovare la classe dirigente, ma dall’altra rischia seriamente di allungare i tempi.
E infatti la via del congresso è sostenuta anche dalla corrente legata al Ministro spezzino Andrea Orlando. In questo caso i riferimenti, oltre allo stesso Farello, sono i consiglieri regionali Garibaldi e Natale, e quello comunale (e membro della direzione nazionale) Alessandro Terrile.
In questo quadro sono sempre più insistenti le voci secondo cui tra gli orlandiani c’è chi sta lavorando sotto traccia per mantenere in carica gli attuali vertici il più a lungo possibile: oltre le elezioni di Savona, programmate in autunno e, magari, con un po’ di melina, arrivando a superare quelle di Genova e La Spezia del prossimo anno, convocando un congresso da celebrarsi, con calma, nel 2022.
I riformisti (tra cui i consiglieri regionali Ioculano e Rossetti) spingono per l’apertura subito della fase congressuale, certificando che si possa concludere entro il prossimo luglio.
Se dovesse invece passare la linea degli amministratori ribelli, il primo passaggio sarebbe la convocazione di una seconda assemblea per decidere una squadra di traghettatori che andrebbe a sostituire gli attuali vertici del PD. Ultima alternativa potrebbe essere il commissariamento da Roma che tutti, pare, vogliano evitare. Ma alla vigilia dell’assemblea le tensioni sono forti ed è impossibile escludere qualsiasi colpo di scena.
IL COMMENTO
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