
Ferrari ama le lontananze, viaggiando nella sua vasta letteratura si può vagare da Tristan da Cunha, sperduto isolotto oceanico che nasconde un pezzetto di Camogli, alla Lisbona di "Alla rivoluzione sulla Due Cavalli" divenuto anche un film Pardo d'Oro a Locarno. Al calcio aveva finora dedicato un viaggio nel tempo, a quattro mani con Alessandro Benvenuti ex dei Giancattivi con Nuti e la Cenci, "La vera storia del mitico undici". Ora appunto il Sudamerica: storie di figli dell'emigrazione italiana in Argentina, Uruguay e Brasile. Come ricorda lo stesso Ferrari: "A Buenos Aires, River e Boca vennero fondate da genovesi, il San Lorenzo da don Massa che veniva dal Piemonte". Nel libro sfilano ritratti storici, dal "filtrador" Stabile portato al Genoa dal presidente italoargentino Culiolo, fino al trio degli "angeli dalla faccia sporca" Sivori (radici a Santa Giulia sopra Cavi di Lavagna, così come gli antenati di Jorge Mario Bergoglio tifoso del San Lorenzo) Maschio e Angelillo. Il tutto in una prosa che vuole omaggiare altri italiani d'Argentina come lo scrittore Osvaldo Soriano, il più grande autore di storie di calcio, e il musicista Astor Piazzolla, che ha portato alla Scala e al Met uno strumento nato in strada come il bandoneòn.
Ahi, Sudamerica! - Oriundi, tango e fútbol, p. 264, Laterza
IL COMMENTO
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