
Il film si svolge praticamente tutto in una notte quando Yann, un autista di camion che ha fatto 700 chilometri per sfilare sugli Champs-Elysées, rimane gravemente ferito a una gamba da una granata e viene portato al pronto soccorso. Qui contemporaneamente arriva Raf che cadendo accidentalmente in strada mentre inseguiva la compagna Julie che le aveva manifestato l’intenzione di abbandonarla per sempre, si è rotta un braccio. L’ospedale è già pieno di persone ferite dalla battaglia di strada e da lì il film non uscirà quasi mai, tra operatori sanitari in affanno per la carenza di personale (una capo infermiera è alla sua quinta notte di guardia nonostante il regolamento le proibisca di farne più di tre), soffitti che crollano e persone che muoiono nell’indifferenza generale: una situazione del sistema sanitario che diventa una metafora della società francese, qualcosa di insostenibile cui lo stato non sembra riuscire a dare una risposta.
Camera da presa a mano, urla e suoni delle sirene della polizia e dei vigili del fuoco creano una cornice realistica che trasforma l’ospedale in un crocevia in cui confluiscono tutte le tensioni. Tensioni che la regista però smorza spesso con toni ironici o francamente divertenti, affidati soprattutto al personaggio di Raf (Valeria Bruni Tedeschi con il suo consueto corollario di nevrosi e insoddisfazione) che mentre aspetta di essere visitata instaura con Yann un rapporto conflittuale mentre la compagna Julie distribuisce gocce calmanti negli occhi dei pazienti che hanno respirato i gas lacrimogeni.
E’ una notte che rimarrà nella memoria di tutti i personaggi che ne usciranno – almeno in parte - un po' trasformati. E la regia di Corsini, vivace e affannata, fa di questa vicenda di fratture sociali, fratture ossee e fratture matrimoniali – al di là della schematizzazione dei personaggi – qualcosa di non banale. Una volta puliti gli occhi dalle emanazioni tossiche dei lacrimogeni, probabilmente tutti vedranno le cose molto più chiaramente, il che non rivoluzionerà le differenze e le disuguaglianze, ma permetterà di fare un piccolo passo insieme verso il riconoscimento del diritto alla differenza e la percezione di un destino che dobbiamo curare attraverso il semplice atto della condivisione.
IL COMMENTO
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