
Così Luisa, 88 anni, che , scrive, vive a Nervi. “Ho seguito la trasmissione sulle bombe del 9 febbraio 1941. C’ero io! Ho provato una grande emozione.” Racconta, poi, la sua vita di bambina in un orfanatrofio, insieme a tanti altri piccoli compagni. “Si chiamava Casa della Divina Provvidenza, vicino c’era l’ospedale Galliera. Arrivai a 6 anni e dopo pochi mesi scoppiò la guerra. Le suore ci facevano scuola, perciò non uscivamo mai”.
“Eravamo cento bambini – racconta la simpatica signora Luisa - , era un casermone di tre piani. Il primo bombardamento è stato terribile. Da quel giorno si andava a letto vestite, pronte quando suonava l’allarme per andare nelle cantine…. il 22 ottobre eravamo su una scala, si spense la luce, le bombe sul collegio erano tante. Cademmo una sopra l’altra, la suora ci gridava: Dite l’atto di dolore! Pentitevi!. Ma di che cosa? Ricordo quando siamo uscite, sporche, senza scarpe…..fuori c’era l’inferno. Una suora morì, i pompieri ci portarono nel vicino ospedale e mi diedero una tazza di caffelatte così buona che mai la dimenticherò!”
Il signor Marco, invece, interviene sulla storia dell’aereo ricognitore che volava di notte su Genova e dintorni. “Lo avete chiamato Pippo, ma era detto più famigliarmente U Pippettu. Il sorvolo non comprendeva solo la città, ma raggiungeva tutte le valli. Gli sfollati per i bombardamenti, quella che venne definita a fuga di zeneizi, raccontano che anche nella Val Trebbia oscuravano le finestre per evitare di essere individuati da Pippetto”.
Grazie, cari amici, delle vostre preziose testimonianze.
IL COMMENTO
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