
‘Jungle cruise’ porta dentro di sé i geni di altri film molto noti, da ‘I predatori dell’arca perduta’ alla ‘Regina d’Africa’ passando per ‘La mummia’ e ‘All’inseguimento della pietra verde’. Certamente inferiore però funziona, in parte per la chimica che sprigionano i due protagonisti principali (Emily Blunt e Dwayne Johnson), in parte per quel suo essere un piacevole passatempo che nessun obiettivo si pone se non quello di divertire il pubblico. Il contenuto è leggero e superficiale come ci si aspetta ma ben articolato, con il ritmo giusto per un spettacolo di questo genere. E se pure i personaggi non sono particolarmente approfonditi, è apprezzabile una sceneggiatura che ha l'audacia necessaria per saltare con totale spudoratezza da una situazione improbabile all'altra così che ogni colpo di scena ne mette in moto uno nuovo e la velocità della narrazione impedisce di annoiarsi.
Sempre avventura ma di altro genere in ‘Agente speciale 117 al servizio della Repubblica - Missione Cairo’, un film in realtà del 2006 che arriva solo adesso nelle sale italiane per farci conoscere un personaggio famosissimo in Francia, già portato per sette volte al cinema tra il 1957 e il 1970. Protagonisti sono Jean Dujardin e Berenice Bejo, gli stessi di ‘The artist’ (quattro premi Oscar), cui si aggiunge anche il regista Michel Hazanavicus. Protagonista è una spia davvero improbabile (qualcosa tra James Bond, Austin Powers e l’ispettore Closeau di Peter Sellers) che – siamo negli anni Cinquanta - viene mandata in missione a Rio de Janeiro per trovare un ex gerarca nazista fuggito in Sud America al termine della Seconda Guerra Mondiale. Una missione nella quale si accompagna ad un’affascinante agente del Mossad, anche lei sulle tracce del criminale tedesco.
Qui tutti i codici del film di spionaggio sono rispettati ma stravolti in chiave farsesca e maliziosamente kitsch, in linea con il protagonista che è un idiota fatuo, egocentrico e sciovinista che attrae non solo le belle donne ma anche ogni tipo di guai. Il tutto immerso in un umorismo irriverente, ricco di riferimenti, che crea un universo nel quale assurdità e imbecillità prevalgono su tutto. A ciò va aggiunta una meticolosa ricostruzione del periodo storico in cui è ambientata la vicenda e l’interpretazione di Dujardin che è la vera carta vincente, ottuso quanto basta per rischiare addirittura di far scoppiare una guerra a causa della sua compiaciuta ignoranza su culture e religioni di cui gli importa poco o niente.
IL COMMENTO
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