
C’è chi dirà: chi se ne frega? Peccato però che questi disservizi facciano il giro del mondo grazie ai tanti giornalisti stranieri presenti, dunque un problema di immagine per una delle più prestigiose manifestazioni cinematografiche dell’anno. Non solo, capita anche che tu venga messo in coda dal sito salvo poi, dopo una decina di minuti di attesa, scoprire che la sala è comunque esaurita e il tempo che hai perso è stato totalmente inutile. E non è tutto, perché qui a Venezia – a differenza di quanto accade a Cannes – l’accredito che ti danno devi comunque pagarlo e a seconda delle varie tipologie si va dai 60 euro dei giornalisti agli 80 di coloro che operano in ambito cinematografico sotto il profilo culturale, studenti compresi, fino da arrivare ai 350 ed oltre dei professionisti dell’industria audiovisiva. Dunque capite bene che spendere certe cifre e poi non riuscire a vedere i film crea – tanto per tenersi bassi – un po' di malumore. Forse varrebbe addirittura la pena farsi un abbonamento dal momento che per fortuna le cose per il pubblico sembra vadano meglio.
Il motivo? Non credo lo confesseranno mai ma secondo me sta nel numero esorbitante di accrediti concessi quest’anno in rapporto alla situazione, probabilmente per rifarsi di quanto non si è incassato l’anno scorso con un’edizione ridotta proprio all’osso ma dove tutto, a partire dalle prenotazioni, ha funzionato egregiamente. Perché – in maniera assolutamente corretta, ci tengo a sottolinearlo – le misure di sicurezza sono rimaste le stesse del 2020 cominciando dal dimezzamento dei posti in sala ma il numero degli accreditati è almeno raddoppiato – lo si è notato dalle code mai viste prima per ottenere il proprio badge - così come è aumentato anche quello dei film presentati con conseguente riduzione del numero di proiezioni per ciascuna pellicola che riducono la possibilità di trovare orari alternativi. E’ un problema per il quale purtroppo non credo si potrà trovare una soluzione. Speriamo almeno che sia anche l’ultimo.
IL COMMENTO
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