
Gli effetti del green-pass, certamente oggi più famoso dell’antica carta di identità, quella con la foto strappata in una cabina, occhi sbarrati e sguardo allucinato, sono anche questi. Si ritorna dietro la scrivania, ai colleghi visibili in carne e ossa, ai cittadini ansiosi e lamentosi, alla pausa caffè e a quella per il pranzo, finalmente davanti a una bella insalatona o a un magro toast. E’ un segno concreto di un tentativo di normalità
Con la fine del lavoro casalingo vorrei fare un piccolo-grande elogio a due categorie. Ai dimenticati del Covid che sono innanzitutto quelli da due anni in servizio pubblico e privato a continuo contatto con la popolazione mascherata o smascherata, sempre presenti, senza proteste, battaglie su presunti diritti e libertà calpestate dai vaccini e senza comparsate televisive come quelle riservate a filosofi e storici anche dell’arte (ma che cosa ne sanno dei vaccini?), commentatori polivalenti, giornalisti spesso in affanno e santoni.
Desidero elogiare i commessi/e e le cassiere/i dei supermercati (e dei negozi), senza distinzione fra Coop, Basko, Esselunga, Carrefour, sempre dietro la loro postazione (al chiuso), mascherina costantemente sul volto, anche nel pieno del lockdown assoluto a rifornirci di alimenti e altri generi di prima necessità. E gli autisti dei bus, costantemente al volante, esposti al libero starnuto altrui, quando noi fortunati ce ne stavamo chiusi in salotto a vedere la “Casa de Papel” o a decidere quale food-delivery utilizzare per la serata di sabato per lamentarci, poi, della prigionia anti-Covid. Viva la libertà e abbasso le dittature.
Non so quanti politici, sindacalisti e filosofi streaming se ne siano interessati. Spero che, anche se in ritardo, lo facciano.
Io, intanto, per qual che vale, li ringrazio personalmente.
IL COMMENTO
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