Cronaca
REFLUI SAN MARTINO, PARLA ARPAL
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Anche se le sostanze con cui veniva effettuato il prelavaggio dei ferri chirurgici al San Martino non fossero stati tossici, cosa che è ancora da accertare, i reflui non dovevano essere scaricati nel lavandido, perchè l'ospedale genovese non era stato autorizzato a farlo. E' questa la contestazione che l'Arpal (l'Agenzia regionale per l'ambiente) ha notificato alla Procura di Genova che ha poi deciso di aprire un'inchiesta per l'ipotesi di smaltimento illecito di rifiuti tossici. Così come è vietato lavare la propria vettura nel cortile di casa - spiega Gino Vestri, responsabile Arpal, - perchè una miscela di acqua e detersivi, dannosa per l'ambiente, finirebbe nella rete fognaria, tanto meno si può lasciare che una struttura ospedaliera segua una procedura totalmente fuori dalle regole, versando ogni giorno centinaia di litri di disinfettatanti nelle acque di scarico. Senza considerare che questi reflui sono stati a contatto con sostanze organiche, soprattutto sangue, e non è detto che siano riusciti ad annullare totalmente le cariche batteriche. Ecco perchè si parla di scarichi potenzialmente infetti. Ma per poterlo affermare concertezza bisognerebbe effettuare dei prelievi. Fino ad oggi però l'Arpal non ha potuto effetturali proprio perchè lo smaltimento dei rifiuti al San Martino non era autorizzato.
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