
Il regista francese cerca di entrare all’interno della mente di Isabelle che alla vigilia della maggiore eta’ affida la sua inquietudine ad una apparentemente incomprensibile volonta’ di prostituirsi cogliendo, piu’ che quella sorta di idealizzazione che spesso al cinema accompagna l’eta’ della protagonista, il disagio per un periodo di transizione che vede invece complicato e psicologicamente sofferto, racchiuso all’interno di una voglia di sessualita’ non ancora connessa all’emozione. E lo fa scandagliando, oltre alla ragazza, tutta la sua famiglia - madre, patrigno e fratello piu’ giovane, gruppo borghese senza problemi economici – in maniera naturale e senza alcunche’ di pruriginoso.
Molto piu’ superficiale il film di Sofia Coppola che racconta di un episodio realmente accaduto a Los Angeles dove, tra l’ottobre 2008 e l’agosto dell’anno sucessivo un gruppo formato da quattro ragazze e un ragazzo saccheggio’ le case dei propri miti hollywoodiani rubando capi di abbigliamento, gioielli e denaro per un valore complessivo di oltre tre milioni di dollari. Anche in questo caso, proveniendo tutti da famiglie mediamente agiate. Solo che qui, alla figlia del regista di ‘Apocalypse now’, le motivazioni personali e il cote’ che sta dietro ai comportamenti degli appartenenti a questa miserevole banda, non interessanno affatto, mostrandoci soltanto le loro incursioni in queste ville da favola (Paris Hilton le ha concesso di girare molte scene nella sua vera abitazione), le scorribande da strafatti nella notte e le folli serate in discoteca. Confermandosi ancora una volta come uno dei registi piu’ sopravvalutati degli ultimi dieci anni. (Dario Vassallo)
IL COMMENTO
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