
Poco importa se il nome di Zanardi spicca sul resto del gruppo. Vittorio è un esempio anche per l’ex pilota di Formula 1 che mette la sua immagine (e la sua abnegazione) al servizio dello sdoganamento di sport paralimpici che meritano la stessa platea e lo stesso interesse di ogni altra attività. Non si contano le medaglie di Vittorio tra titoli iridati, nazionali e paralimpici. Ogni successo è stato costruito a fari spenti con sudore, fatica e forza (doppia) di volontà. Figlio di una Liguria che offre poco o nulla a chi è costretto a pedalare con le mani.
In un ambiente in cui a malapena un atleta ‘professionista e pluricampione’ riesce a mantenersi dignitosamente, ogni singolo successo di Vittorio rappresenta un colpo di maglio al sistema. Contro le sciocchezze espresse da Paolo Villaggio sugli sport praticati dai disabili, contro gli amministratori che ‘non vedono’ anche le più banali barriere architettoniche, contro quelli che parcheggiano nei posti riservati agli invalidi. L’orgoglio di Vittorio e del suo team è un rompighiaccio per molti giovani che a causa di una malattia o di un incidente sono costretti su una carrozzina.
Il prossimo obiettivo si chiama Rio de Janeiro 2016. Per un campione ‘datato’ arrivare in forma alle prossime paralimpiadi vuol dire moltiplicare gli sforzi, anche economici. Al Coni e alla Federazione l’impegno di spianare la strada ai suoi (para)atleti eliminando barriere finanziarie per affrontare il prossimo biennio serenamente. Vittorio è un simbolo di successo, onestà intellettuale e impegno. La politica avrebbe bisogno di personalità come la sua. Se ne riparlerà dopo Rio 2016.
IL COMMENTO
Che brutta quella piazza cerniera che doveva salvare il centro storico
La scienza dei sondaggi: ecco come lavoriamo per raccontare la realtà insieme a Primocanale