
Prendiamo la Gronda. Il “grande risultato” sarebbe quello di procedere per lotti funzionali, cioè fare i lavori a pezzetti. E cavolo! Di storie così è piena l’Italia: si scrive un progetto unico, lo si fa a fette secondo le disponibilità finanziarie del momento e pazienza se alla fine se ne realizza una minima parte. Chi potrà contestare qualcosa? “L’avevamo detto che si va per lotti funzionali”. Ma fateci il piacere, Burlando, Paita e Lupi. Intanto, però, la Conferenza dei servizi, sarà convocata entro ottobre. Ecco, “entro” è il vocabolo che dovrebbe scomparire dal lessico politico-amministrativo. Senti “entro” e te la senti già in un piede. I precedenti sono mirabili e infiniti. Comunque, il 31 ottobre a Dio piacendo saremo tutti qui: vedremo.
E vedremo anche i finanziamenti. Dunque: nel resto del Paese, Autostrade per l’Italia attua un piano di investimenti per opere che vengono ripagate con l’aumento dei pedaggi e in forza dei quali ha ottenuto le concessioni autostradali. Questo vale ovunque, ma non in Liguria (anche se i liguri pagano per le infrastrutture degli altri), perché il ministro Lupi – anima candida – ha improvvisamente scoperto che gli italiani fanno già così tanti sacrifici che mica si può chiedere loro un ulteriore sforzo. Aumenti minori, quindi, e spalmati su più tempo, perché questo consente di allungare la concessione alla società Autostrade del gruppo Benetton. Inoltre, siccome i genovesi e i liguri sono cittadini di serie Z (manco di serie B che puoi sperare nella promozione…), quell’incremento non coprirà in ogni caso l’intero costo della Gronda: una parte di soldi dovrà metterceli la Regione. E sì, perché mentre il resto d’Italia è alla canna del gas, a Genova e sulle Riviere notoriamente si sguazza nel denaro come Paperone. Complimenti vivissimi, Burlando, Paita e ministro Lupi! Il quale sembra dimenticare, peraltro, che la Gronda non è una fisima per abbellire casa, ma qualcosa di indispensabile ad esempio per la mobilità di merci e flussi turistici. Alla faccia di tanti discorsi, appunto, sulla crescita.
Ma siccome saremo in pochissimi a raccontarvi la vera storia di questa farsa, state certi che la grancassa propagandistica intonerà altre sinfonie (come si è già visto leggendo altre cronache giornalistiche). Restiamo un Paese dei fichi d’India, come ebbe a ben fotografarci il compianto Avvocato, ma nel frattempo siamo diventati anche la Repubblica del bla-bla. Del resto, se l’annuncite è il morbo che sempre più marca l’azione del rinnovatore Matteo Renzi (stai sereno Enrico, che mica solo tu avevi le gambe anchilosate nel muovere le cose), perché non dovrebbero fare altrettanto Burlando e Paita, scopertisi renziani che più renziani non si può perché si sa che il carro del vincitore è sempre molto affollato?
Succede, così, che il governatore e la sua delfina, proiettati a peso morto sulle regionali 2015 e quindi con l’ansia crescente di raccattare consensi a qualsiasi costo (pure quello di arruolare compagni di strada politicamente discutibili), cataloghino al capitolo “grande risultato” gli impegni general-generici sul raddoppio ferroviario del ponente ligure, la linea internazionale con la Francia diventata vergogna planetaria quando il deragliamento di un treno ha spezzato in due la Liguria e ostruito il transito verso Oltralpe. “Si va avanti” è la promessa Lupi. E dopo averci fatto a brandelli sulla Gronda, ve l’immaginate il ministro che dice pure scordatevi il raddoppio? Ovviamente no. Ma quel “si va avanti” è il tutto che emerge dal roboante vertice romano. Né date, né soldi. Niente di niente. Solo parole.
Poco di più per il tunnel della Fontanabuona. Nel senso: impegni scritti zero, ma l’ipotesi di 250 milioni da inserire nel prossimo Sblocca-Italia. Ma a parte alcune briciole, il primo chi l’ha visto? Per inciso: il tunnel, bandiera promozionale di Burlando e Paita per trovare benevolenza elettorale nel Tigullio, è esattamente l’opera che ha spaventato Autostrade per l’Italia, spingendola alla frenata sulla Gronda quando tutto sembrava davvero a posto.
Vabbè, ci consoleremo con il tunnel sotto il porto di Genova, opera improvvisamente rispuntata nel carnet del “grande risultato” che a leggere le cronache rende “euforica” l’assessore Paita. Ah, dimenticavo: sapete come si finanzia la galleria sub-portuale, che dovrebbe consentire di smantellare (il dibattito è aperto) un pezzo di Soprelevata? Con l’aumento dei pedaggi autostradali, come la Gronda! Siamo all’apoteosi della farsa.
IL COMMENTO
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