
Lavorano al nodo ferroviario di Genova da sette anni, ma non abbiamo avuto un beneficio di nulla e le stazioni Fs principali di Genova sono un cantiere eterno, chi ci scende pensa che non vorrà tornarci più. I tempi di percorrenza ferroviari con Milano -Torino e Roma sono peggiori che all'inizio degli anni Sessanta, quando si viaggiava su treni puliti con vagoni restaurant e carrozze letto, non nei carri bestiame di oggi.
A Ponente c'è qual binario unico da Far West e sceriffo a bordo che se arrivi da Parigi ci metti tre ore fino a Nizza e poi un'ora e cinquanta da Ventimiglia a Genova, ma non di notte, che tutto si ferma.
Il Terzo Valico lo scavano da tre anni e lo aspettiamo da 110 anni e nel 1988 era già pronto un supertreno Genova Milano, 35 minuti, con percorso studiato e finanziamenti varati. Poi lo hanno inaugurato sette volte per finta e lo hanno seppellito nell'Appennino.
Sono colpevoli tutti, tre generazioni di politici, amministratori, sindaci, presidenti di regioni, provincie e circoscrizioni, che hanno cambiato pure il nome alle cosiddette infrastrutture, pur di non farle.
Si chiamava confidenzialmente “bretella” e era già finanziata e si chiama più idraulicamente Gronda e non se ne fa niente. Salvo i debat public sul suo percorso inesistente, come il Cavaliere di Italo Calvino..
Dai tempi epici di Pertusio, Adamoli, Taviani, Russo, Macchiavelli non hanno più pensato a nulla. L'isolamento genovese e ligure è leggendario, come quell'aeroporto deserto che ti vergogni quando atterri e conti tre aerei sulla pista o quando misuri i chilometri della metropolitana. Sette chilometri, costruiti da sette sindaci in trent'anni: Campart, Merlo, Burlando, Sansa, Pericu, Vincenzi, Doria, Un chilometro a sindaco.
Separati in casa e separati in Italia.
Ma che colpa abbiamo noi liguri? In fondo a Milano , Roma e Torino della nostra distanza che gli frega? Solo che qui vengono a fare i week end e stanno in coda per quattro o cinque ore, andata e ritorno. E, sopportando, ci mandano a quel Paese.
IL COMMENTO
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