cultura

La recensione
55 secondi di lettura
Seppur fosse tra i fondatori della Scuola genovese dei cantautori, assieme ai grandi come De Andrè e Paoli, Bruno Lauzi non era solo un uomo di musica, era anche un poeta. La poesia, si sa, può vivere benissimo senza l'apporto sonoro, si nutre cioè di sole parole, di fini ceselli letterari minuziosi di cui sono correlati i componimenti. E Lauzi era uno dei pochi cantautori a costruire poesie in cui la musica fosse presente unicamente nella mente del lettore.

Il cantautore fece nascere dalla sua penna ben quattro libri di poesia. Il primo lo terminò nel '94 e si intitola “Mari interni”, una sorta di testamento su cosa fosse per Lauzi il mare, non solo un ambiente esteriore in cui gli occhi si infrangono sulle onde ma un vero e proprio spazio interiore che non ti abbandona mai. Tutto quel blu che costeggia la Liguria, tutto quell'azzurro che talvolta ti avvolge e talvolta invece cerca di imprigionarti e farti andare a fondo. Quel mare così caro ai poeti, agli uomini coraggiosi e puri, ai grandi cantautori come Bruno Lauzi.