
Lo spunto è la polemica sul lauto pagamento offerto all’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis ospite a una puntata di “Che tempo che fa”. Mille euro al minuto per un totale di 24 minuti. Uno spreco? “No, un investimento per guadagnare. Varoufakis non è un politico, ma una rockstar. Il programma di Fazio paga da solo tutti gli altri”. Dunque, posizione nettamente contraria alla maggioranza di governo, che da un lato cerca di arginare l’evasione e dall’altro sta pensando a una politica di contenimento dei costi. E Freccero, in un'altra intervista a Radio 24, bocciata la scelta dei 100 euro in bolletta e prevede un’ondata di ricorsi vinti dagli utenti.
Il concetto di servizio pubblico perseguito dalla Rai si può così riassumere: un’imposta elevata ma eludibile, pesanti introiti da pubblicità e superstar in tv. “Alla Bbc, che ha un brand più forte, Varoufakis sarebbe venuto gratis. E comunque è più nello spirito del tempo lui che Brunetta o Gasparri”, continua Freccero. Altre voci di spesa, come l’informazione sul territorio, evidentemente non meritano simili investimenti. Non sono funzionali al “branding”. E la trovata di Renzi per far pagare a tutti, secondo Freccero, è un buco nell'acqua.
E ancora: “Le produzioni esterne – come Endemol – servono ad aggirare la censura. Per Fazio è stato un’idea geniale di Bassetti. Gli ha detto: ‘ti copro io sul piano politico e tu puoi fare il programma’”.
IL COMMENTO
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