
“Direi che per la prima volta in Parlamento anziché un’operazione di frammentazione, c’è stata un’azione di riunificazione. Si è costituito questo nuovo gruppo che si chiama Sinistra Italiana, che vede deputati come me che provengono dal percorso di Sel e altri che provengono dal PD. L’obiettivo positivo di essere anche concorrenziale sul piano della proposta politica, dei valori, degli obiettivi; è una proposta di governo, nel senso che Sinistra Italiana nasce con l’obiettivo non di testimonianza politica o di semplice opposizione ma di ricostruzione della Sinistra in Italia”, ha raccontato Quaranta al direttore Giuseppe Sciortino.
Come nasce il progetto Sinistra Italiana?
“Si può dire che sia nato in Liguria. O meglio, nasce in Italia, a Roma ufficialmente con la conferenza stampa di Fassina ma la sua gestazione è parte dell’esperienza ligure alle ultime Regionali”.
In Liguria si è più avanti nel progetto rispetto a quello che è il progetto nazionale, è così?
“Si nel senso che in Liguria già prima si era creato un laboratorio, anche grazie al fatto che persone come Sergio Cofferati, successivamente Luca Pastorino e altri hanno fatto la scelta di abbandonare il PD. Anzi, devo dire che sotto certi aspetti l’esperienza ligure potrebbe essere un’esperienza pilota anche forse da imitare a livello nazionale, visto che, in Liguria, abbiamo un’amplissima convergenza su questo progetto politico, è davvero un progetto unitario; a livello nazionale per ora abbiamo costituito un gruppo parlamentare, il soggetto politico arriverà immagino nel prossimo anno.”
Cosa cambia all'interno della sinistra con questo nuovo gruppo parlamentare?
“Sinistra Italiana ha un’ampia rappresentanza istituzionale, insieme anche al gruppo dei civatiani, nel senso che abbiamo eletto un consigliere regionale, abbiamo due deputati, un parlamentare europeo. E questo ci consente di essere presenti un po’ in tutti i luoghi decisionali. Cosa cambia? Io penso che noi corriamo un rischio potenzialmente, che Sinistra Italiana sia la sommatoria di vecchie esperienze del passato della Sinistra. A mio giudizio non può essere questo, perché serve un nuovo gruppo dirigente e una nuova formazione di sinistra, il che vuol dire che, dal mio punto di vista, dobbiamo provare a dare risposte nuove a quelli che poi sono i temi d’attualità, quelli legati a guerra e terrorismo che abbiamo vissuti in questi giorni, i temi del lavoro, dello sviluppo economico; anche da questo punto di vista la Liguria può essere un laboratorio perché l’elaborazione che abbiamo messo in campo per le elezioni regionali può essere utile anche per un ragionamento nazionale. Naturalmente l’obiettivo però non è quello semplicemente di mettere insieme pezzi istituzionali, a partire dalla Liguria: noi abbiamo cercato di costruire un soggetto politico che fosse innanzitutto partecipato dal basso, così è stato, nel senso che abbiamo moltissime adesioni di semplici cittadini, e questo mi sembra molto positivo e incoraggiante perché la Sinistra si rigenera se è una Sinistra di popolo, se dietro a questa sigla si riusciranno ad alimentare quelle passioni, quella volontà di partecipazione che è l’unica che può servire a cambiare le cose.”
Liguria come terra di sperimentazione, siete pronti per le elezioni comunali a Savona?
“E' un test importante in sé, è un capoluogo di regione, ha bisogno di essere governata bene, ma non credo debbano farsi ricadere su Savona delle logiche che sono di carattere nazione. A Savona bisogna innanzitutto esprimere un giudizio sull’amministrazione uscente che ha avuto luci e ombre. Io credo che sia il momento di qualcosa di diverso e più innovativo. Noi stiamo lavorando innanzitutto ad un programma per dare risposte alla città di Savona, poi il tema delle candidature, delle alleanze, di tutto quello che è necessario per presentarsi alle elezioni viene dopo. Ora siamo impegnati nel promuovere un programma per la città, cercando anche in questo caso di raccogliere il più possibile energie che sono nella società civile, perché uno dei problemi veri è anche spesso l’autoreferenzialità della classe dirigente, politica un po’ a tutti i livelli. Non ci possiamo lamentare se ogni volta che ci sono delle elezioni la partecipazione cala, se i cittadini non sono coinvolti fino in fondo nelle scelte anche legate alle amministrazioni locali. Innanzitutto il punto è ragionare su Savona, poi tutto il resto verrà di conseguenza.”
Rete a Sinistra alle Regionali liguri ha preso il 10%, seguendo il candidato Pastorino, qual è l’obiettivo di Sinistra Italiana?
“Il nostro obiettivo non è la percentuale, il nostro progetto politico è serio, avrà bisogno anche di tempi, i nostri non sono percorsi legati alle campagne elettorali; quindi il nostro primo obiettivo è consolidare il nostro punto di vista, far crescere anche a Savona la proposta di Rete a Sinistra. Poi naturalmente alle elezioni si cerca di vincere e sulla base del lavoro che riusciremo a fare in questi mesi avremo poi la garanzia di avere un buon risultato elettorale. Se siamo partiti con il 10 % tutto sommato a elezioni difficili come quelle regionali che non riguardano solo il Comune, arrivandoci in parte anche impreparati, io credo che su Savona potremmo anche aspirare a un risultato maggiore.”
IL COMMENTO
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