
La seconda si è aperta nell'autunno del 2013, dopo una parentesi di un triennio che ha visto alternarsi sulla panchina del Grifone Ballardini, Malesani, Marino, ancora Malesani, De Canio, Del Neri, di nuovo Ballardini fino alla fugace scommessa Liverani. Da allora, il tecnico torinese - che nel suo primo mandato si era guadagnato il soprannome di “Gasperson” - ha tenuto i rossoblù in linea con le aspettative, riconquistando lo scorso maggio la supremazia cittadina e la terza qualificazione europea di sempre, seconda a sua firma, svanita per i noti problemi di licenza Uefa.
Solido è il rapporto tra il presidente e il tecnico, ma quest'ultimo non nasconde la speranza di poter finalmente costruire un ciclo senza trovarsi obbligato, ogni estate e quasi ogni inverno, a vedersi smontato e rimontato l'organico. La professionalità rigorosa, con cui Gasperini si adegua alle oscillazioni da luna park del mercato preziosiano, è stata scambiata in alcune frange della Nord per consapevole complicità: da qui le radici di alcuni fraintendimenti, che portano il mister a finire abbinato al patron, in una gemellare insofferenza dalle svariate motivazioni.
Nel tempo, il tecnico potrebbe stancarsi dell'improprio ruolo di parafulmine, tanto più che Preziosi elude la questione della discontinuità societaria, di fronte alle ambizioni ora “in sonno” del finanziere Calabrò. Se il presidente dovesse por mano all'ennesimo mercato creativo, rinunciando ai vari Perin, Pavoletti e Rincon a favore della solita girandola di scommesse esotiche, il prezzo imposto al mister sarebbe altissimo. Il patron lascia capire di avere pronte le alternative, con i “nuovi Gasperini” già individuati in Oddo o nell'erede designato Juric. Ma farà bene a fornire al suo ingegnere capo materiali all'altezza, per edificare un Genoa il meno improvvisato possibile.
IL COMMENTO
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