
I lavoratori sono in presidio di fronte all'entrata dello stabilimento. Lì, ormai da qualche anno, è esposto uno striscione. "L'Agnesi non deve chiudere, l'Agnesi deve rimanere a Imperia", recita. Uno striscione che non piace all'azienda, ma che i lavoratori difendono con le unghie e con i denti. "L'azienda ci ha più volte sollecitato la rimozione dello striscione", spiega sempre Lazzarini. "Noi per principio e più che altro per orgoglio abbiamo deciso di tenerlo, anche se siamo alle battute finali e tra non molto tempo credo che ci toccherà rimuoverlo. Le nostre sorti sono ormai appese a un filo sottilissimo".
Alle porte c'è l'incontro con l'azienda de prossimo 23 giugno a Bologna. Un incontro che non sarà tuttavia risolutivo, in quanto l'assemblea dei lavoratori ha deciso che le Rsu non potranno firmare alcun accordo. Tuttavia, le rappresentanze sindacali si aspettano di sentire dati certi sul destino dei 103 lavoratori a rischio. "Avremo questo incontro e vedremo di trovare un accordo soprattutto sulla ricollocazione del personale", spiega Ivan Cavarero della Rsu Cgil. "Una ricollocazione che a noi appare sempre più flebile, sempre più provvisoria. Vorremmo delle certezze, anche perché i lavoratori sono ormai due anni che sono in una condizione precaria".
Il Gruppo Colussi, titolare del marchio Agnesi, ha deciso di chiudere lo storico pastificio di Via Schiva. Il 31 dicembre lo stabilimento imperiese dovrebbe cessare la sua attività e la produzione della pasta dovrebbe essere trasferita a Fossano. Una situazione drammatica, di cui i lavoratori sono consapevoli. "Di fatto noi ci stiamo avviando a una chiusura, di questo stiamo parlando", afferma malinconico Davide Fasciana, capoturno confezionamento. "L'Agnesi, per quello che ne sappiamo noi, è destinata a chiudere e noi questo tragitto vorremmo seguirlo nel modo meno doloroso possibile". Che, tradotto, significa continuare a lottare.
IL COMMENTO
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