
Contro l'assoluzione in secondo grado aveva presentato ricorso la Procura generale. "Non è necessario manifestare all'esterno il metodo mafioso - spiegava - È sufficiente dimostrare l'appartenenza degli imputati all'associazione di tipo mafioso per ritenere che gli stessi dispongono o possono avvalersi di mezzi, risorse, strutture logistiche e supporti in misura ben superiore rispetto alle disponibilità della singola struttura territoriale di cui fanno parte potendo contare sul sostegno di soggetti calabresi dotati di indubbio spessore criminale, oltrecché sul vissuto criminale e aura di intimidazione diffusa che l'associazione è riuscita effettivamente a creare in vaste zone del territorio italiano".
L'indagine, conclusa nel giugno 2011 aveva portato all'arresto di dodici persone: secondo i carabinieri e i magistrati della Direzione distrettuale antimafia sarebbero stati i referenti in Liguria delle cosche calabresi. Nell'inchiesta erano finiti anche due esponenti politici del Pdl, Alessio Saso e Aldo Praticò: per loro l'accusa era di voto di scambio. La lettura del dispositivo di assoluzione era stata accolta da applausi e abbracci dei parenti degli imputati
IL COMMENTO
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