cronaca

Anaci infuriata col Comune: "Perché non ci interpellano?"
1 minuto e 32 secondi di lettura
Dopo le proteste dei tanti genovesi rimasti al freddo, il Comune ha autorizzato con apposita ordinanza l’accensione dei caloriferi fino al 2 maggio, per sei ore al giorno. Un via libera accolto con soddisfazione in tante case – alcune però sono vuote per via del ponte festivo – ma arrivato dopo dieci giorni dalla chiusura degli impianti. A sollevare la polemica è l’Anaci, associazione che riunisce gli amministratori di condominio. Perché il prolungamento del tepore domestico, sommato ai 15 giorni di anticipo a ottobre, costerà in media 100-115 euro a famiglia.

“Ciò che ha fatto il sindaco è del tutto legittimo, ma perché non ci ha interpellato?”, tuona Pierluigi D’Angelo, presidente genovese e vice presidente nazionale di Anaci. La nuova accensione crea molti problemi ai centralizzati: “Gli impianti sono stati già svuotati per fare i lavori di manutenzione, cambiare i caloriferi, installare le valvole termostatiche. Poi il sindaco non ordina, ma consente: l’amministratore deve raccogliere la maggioranza delle firme per riaccendere il riscaldamento. E tanta gente al momento è fuori casa. E poi sei ore non servono a un tubo: non lo dicono io, ma i termotecnici”.

Un capriccio, insomma, che avrà conseguenze pesanti sulle tasche dei cittadini: “Abbiamo imparato che, quando si svuotano gli impianti, bisogna lasciare le valvole aperte al massimo – racconta D’Angelo – chissà come saranno contenti quelli che tornano dal ponte e trovano in casa un caldo pazzesco dovendo pagare le spese pur essendo stati assenti”. L’accusa è soprattutto una: non parlare con chi potrebbe suggerire scelte migliori. “Perché non ci hanno contattato? Noi siamo costantemente in contatto con amministratori e condomini. Questi funzionari non si rendono conto delle difficoltà che affronta la gente”.