
Durante il 20° meeting dell’ICCAT svoltosi dal 14 al 21 novembre 2016 è stata adottata una raccomandazione che istituisce un piano pluriennale di ricostruzione dello stock di pesce spada del Mediterraneo. E’ stato introdotto un sistema di quote che prevede una riduzione annuale del 3% dal 2018 al 2022.
Il gruppo di lavoro ICCAT ha poi riconosciuto all’UE il 70,75% della quota complessiva relativa al 2017 (10.500 tonnellate), sulla base delle catture medie registrate negli anni 2010-1014.
In seguito si sono aperti in ambito europeo i negoziati per la definizione delle quote da destinare ai singoli Stati membri.
“Il biennio 2010-2011 è stato per L’Italia il periodo più positivo nella pesca del pesce spada – ha aggiunto Renata Briano -, quindi la modifica della serie storica apporterebbe un danno non indifferente per i pescatori italiani che si ritroverebbero con un quantitativo di pesca insufficiente. Non si capisce perché in sede ICCAT vengano presi in considerazione determinati anni, mentre in sede europea altri. Lo trovo ingiusto e incomprensibile”.
Infatti, se verranno confermati questi numeri, all’Italia spetteranno 3.700 tonnellate, ossia oltre 500 tonnellate in meno rispetto alla quota legittimamente attesa.
IL COMMENTO
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