
Sul punto il Pd, in nome della propria storia, non ha il minimo dubbio. Al contrario di Capacci, che invece mostra di pensarla diversamente ed è assai più incline a un modello che chiama in causa anche soggetti privati. Come Iren, ad esempio, che è socio della partecipata imperiese Amat, la quale è tecnicamente all'origine del casus belli che sta affondando l'amministrazione civica.
La vera ragione, però, è proprio la differente visione delle cose da parte del Pd e di Capacci. Il quale, in una recente intervista al Secolo XIX, non ha esitato a definirsi "persona di centrodestra". Dunque, a medio e lungo termine, l'operazione di mettere insieme le mele con le pere sta dimostrando tutti suoi limiti. Anzi, l'impossibilità di essere autenticamente realizzata. A Imperia le parti avevano pensato di riuscirci sol perché c'era il cappello di un'amministrazione regionale guidata da Claudio Burlando che sembrava doversi perpetuare attraverso la delfina Raffaella Paita facendo leva sulla promessa di poltrone e finanziamenti. Ma l'arrivo di Giovanni Toti e l'esito a tutti noto delle regionali del 2015 ha fatto saltare il banco.
Al di là di come tecnicamente finirà- ricordando che a Imperia la scadenza naturale della consiliatura è la primavera prossima - questa storia sembra fatta apposta per ammonire le forze politiche che a livello nazionale sono ormai in campagna elettorale e che ragionano e spesso sproloquiano di alleanze. La nuova legge elettorale in qualche modo le impone e c'è chi teorizza che Pd e Forza Italia ragionino proprio ad una larga intesa fra di essi, da realizzare a urne ancora calde.
Può darsi tutto e il contrario di tutto, ma il caso-Imperia è lì a dimostrare che mele e pere possono stare nello stesso cesto giusto il necessario per diventare poi ingredienti di impasti diversi. Farne una torta buttandoci tutto dentro non produce nulla di buono. E il Paese lo sa benissimo, vivendo una crisi infinita proprio perché è ancora dentro una legislatura che ha fatto dell'inciucio e dei trasformismi i propri vessilli.
IL COMMENTO
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