
Ieri è tornato in libertà l'uomo che un anno fa, in piazza delle Lavandaie, ha sequestrato in macchina suo marito Miguel Poggi e poi ha aggredito lei, che era incinta di sette mesi. Condannato a cinque anni in primo grado, in appello ha ottenuto lo sconto fino a un anno e mezzo e quindi la sospensione condizionale. Egiziano di 34 anni, verrà accolto, a quanto pare, da un'associazione del centro storico. A pochi metri da dove abitano le sue ultime vittime.
"Visto che questa persona ora sarà libera di circolare, mi auguro che le istituzioni si sbattano per cambiarci casa", si sfoga Franca, 40 anni, madre della bimba partorita nove mesi fa e di un'altra figlia più grande. Insieme a Miguel vive in un alloggio popolare tra via Ravecca e i Giardini Luzzati. Ma adesso chiede di avere un'altra sistemazione perché "in galera ora ci siamo noi e non è giusto vivere così. Non siamo tutelati. Ora torniamo sempre tutti insieme e quando ci sono le serate della movida ci chiudiamo dentro. Qua alla sera diventa un far west. Vivremo segregati in casa, che dobbiamo fare?".
Ad assisterli è l'avvocato Giuseppe Maria Gallo. "Nell'agosto scorso è stato reintrodotto nel sistema processuale italiano il cosiddetto patteggiamento in appello. In questo modo quella persona ha riottenuto la libertà. Ricordiamo che era recidivo, aveva a suo carico un altro precedente. È un soggetto potenzialmente pericoloso".
Franca e Miguel vivono ora nel terrore di trovarselo davanti. Anche perché hanno scelto di esporsi, e questo potrebbe giocare a loro sfavore. La battaglia proseguirà nelle aule del tribunale. "Aspetteremo le motivazioni della sentenza - annuncia l'avvocato Gallo - dopodiché vedremo se depositare il ricorso in Cassazione per ottenere il risarcimento dei danni. Ma al momento, essendo parte civile, noi accusiamo passivamente questa sentenza clamorosa. Non possiamo fare nulla".
IL COMMENTO
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