
In un contesto transdisciplinare che mette a confronto clinici, ricercatori di base, microbiologici, fisiologici, nutrizionisti e dietisti, si focalizzerà sulla sempre più reale possibilità di ‘decifrare’ il modus operandi di questi microrganismi, che peraltro rappresentano la maggior parte del materiale genetico contenuto nel nostro organismo, ma soprattutto un’alternativa alle canoniche strategie terapeutiche utilizzate.
Interazione bidirezionale. Da qualche anno, infatti, si è fatta avanti infatti l'ipotesi di una complessa via di comunicazione (intestino– cervello – microbiota) che collega i segnali provenienti dall'apparato gastro-intestinale a quelli del sistema nervoso, e che coinvolgerebbe anche il microbiota. Comunicazione che avverrebbe in maniera bidirezionale, attraverso diverse strade: dalle interazioni con nervo vago, con il sistema nervoso enterico a quelle con il sistema immunitario o attraverso gli effetti diretti di alcuni metaboliti del microbiota.
Nuovi paradigmi terapeutici. “Modulando l’asse intestino-cervello si incide positivamente sull’andamento e la prognosi di patologie come autismo, epilessia, emicrania e persino alcune malattie neurodegenerative come il Parkinson o la Sclerosi Multipla” spiega l’organizzatore del workshop Prof. Pasquale Striano, dell’UO Neurologia Pediatrica e Malattie Muscolari dell’Ospedale Pediatrico genovese-diretta dal Prof. Carlo Minetti-che da alcuni anni sta indagando la possibilità di utilizzare prebiotici e di modulare la dieta per migliorare la gestione delle epilessie farmaco-resistenti.
Tra le relazioni più attese del workshop quella del prof. Gerard Clarke dell’University College di Cork (Ireland), Direttore del ‘APC Microbiome Institute’ che coordina le attività di ricerca sul’asse intestino cervello di diversi gruppi su scala europea.
IL COMMENTO
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