
Più fortunati sono coloro che magari nelle passeggiate a mare hanno lo spazio direttamente fuori dal locale, magari una bella isola pedonale. Ma nei centri storici delle città spesso questo non avviene e quindi bisogna rischiare e decidere se investire nel personale per servire ai tavoli esterni o no.
La situazione peggiora ulteriormente sulle alture, in campagna per non parlare della montagna. Ci arrampichiamo tra le curve in Val Graveglia, alle spalle di Lavagna. A Ne ci sono diversi ristoranti, ma tra qui e la costa ci ballano anche 5 gradi perché “si dice che ogni cento metri di altitudine ci sia un grado di differenza e qui siamo a 500 metri” spiega Enrico Rossi, ristoratore e presidente della Pro Loco. E questo può cambiare veramente tanto le carte in tavola. Rossi ad esempio ha un piccolo spazio all’aperto ma in questa stagione difficile pensare di riuscire a pranzare fuori, impensabile cenarci. Aprirà o no? “A queste condizioni credo di no – spiega Rossi – perché come potete capire non posso sperare che le previsioni del tempo siano azzeccatissime, e se non lo sono? Io devo iniziare a programmare menu e acquisti un po’ di giorni prima rispetto al week end, perché i locali dell’entroterra vivono quasi sempre solo nel week end, quindi diventa difficile se non impossibile. E se mentre la gente mangia si mette a piovere che cosa faccio? Li devo mandare via a metà pasto. E il conto, come mi regolo? E la roba avanzata la butto? Sarebbe stato meglio che limitassero ulteriormente, piuttosto, i posti dentro ma ci dessero questo paracadute”.
IL COMMENTO
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