Politica

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Alla fine dalla Liguria sarebbero ben pochi a seguire Gianfranco Fini, se mai dovesse decidere di creare un nuovo gruppo parlamentare con i dissidenti del Pdl. Se poi si dovesse arrivare a una frattura più netta con Silvio Berlusconi tanto da portare a una scissione dal partito, la condanna sarebbe pressoché generale. Anche se ci sono un po’ di distinguo e qualcuno che si dice più possibilista: uno dei vicecoordinatori liguri del partito, Eugenio Minasso, ex An, spiega: “Oggi come oggi non lo seguirei, ma vorrei vederci chiaro, perché su tanti aspetti sono d’accordo con lui. Ma credo - aggiunge Minasso - che contrasti e divisioni debbano essere portati all’interno del partito”. Pronto a condannare l’eventuale scissione dal Pdl anche Enrico Musso, seppure da sempre sia più vicino alle posizioni di Fini che a quelle di Berlusconi, tanto da lasciare una porta aperta. Di ritorno da Roma non esclude alcuna possibilità: “Un gruppo autonomo in parlamento? Vedremo. Con Fini - dice - non parlo da un po’, ma su molte cose siamo d’accordo”. Non esclude alcuna possibilità anche il savonese Enrico Nan, da sempre voce critica del Pdl: "E' prematuro dire cosa farò - spiega - Giudico il dibattito interno al Pdl salutare, dopo il segnale di Fini auspico l'accordo a patto però che le cose interne al partito cambino. il malcontento è tanto anche in Liguria, ho ricevuto molte telefonate di amici da Imperia a Genova per chiedermi un incontro". A dire no a un’eventuale gruppo parlamentare, tantomeno alla scissione, è anche un altro ex An, Giorgio Bornacin: “Sarebbe un errore - spiega a Primocanale - la gente oggi ha bisogno di unità”. Insomma, sebbene molti siano d’accordo con le posizioni di Fini, rimarrebbe ancorati a Berlusconi. Ma la richiesta di un riequilibrio tra le diverse anime del Pdl e di un cambio di gestione è ormai molto forte. E arriva da parte di tutti.