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Bonazzi (Fiom Genova): "L'8 gennaio tavolo in Regione, i lavoratori devono essere ricollocati"
1 minuto e 41 secondi di lettura
di Andrea Popolano, Franco Nativo

"Vedere una fine così è brutto, hanno distrutto un'azienda con 60 anni di attività". C'è dispiacere e amarezza tra i lavoratori della Technisub, la storica azienda genovese che a inizio 2025 chiuderà i battenti. In Regione si è svolto un incontro con i sindacati, il presidente Bucci e l'assessore comunale Mascia. Sono una trentina i lavoratori che rimarranno senza lavoro. Oggi l'azienda lavoro sotto ritmo perché mancano i materiali. 

L'incontro in Regione: i lavoratori chiedono una ricollocazione

L'8 gennaio si svolgerà un primo incontro tra Regione, sindacati e Confindustria. L'obiettivo è trovare una soluzione alternativa per i lavoratori. Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom Cgil Genova: "Sono ormai otto mesi che stiamo seguendo la situazione. I percorsi di salvataggio sono al momento tutti falliti e a metà gennaio la procedura di fallimento sarà ormai terminata. I lavoratori chiedono di essere almeno ricollocati per permettere loro di avere una continuità occupazionale e di reddito. Confindustria ha detto che mancano 76mila posti di lavoro, qui ci sono 30 persone specializzate che aspettano di essere ricollocate".  

Perché la decisione di chiudere a Genova 

Il gruppo francese Aqualung, che detiene il controllo dal 1982, ha da tempo avviato la procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori del sito genovese di Technisub. Oggi la storica azienda genovese fondata nel 1962 da Luigi Ferraro è sotto la gestione di un fondo americano. All'interno dello stabilimento in Val Bisagno a Genova si producevano prevalentemente maschere, pinne e boccagli. Visto le spese e i bilanci i vertici aziendali hanno deciso di trasferire la produzione di attrezzature per sport acquatici nello stabilimento inglese della controllata Apeks a Blackburn per ridurre i costi di produzione. In questi mesi sono andate avanti diverse trattative per trovare una soluzione alternativa e permettere di salvare la produzione a Genova e i posti di lavoro. Ma tutte le opzioni sono rimaste senza soluzione.

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