
GENOVA - "Ma dici a me? Ma con chi stai parlando, dici a me? Non ci sono che io qui... "
Valter Centanaro non è Robert De Niro in Taxi driver e l'angiporto di Genova non è il Bronx, e questo non è un film ma una vita vera, eppure dalle parole di uno dei tassisti della notte più esperti emerge una fotografia in bianco e nero, proprio come Miché, un'esistenza di malesseri e contraddizioni che fanno riflettere sul senso del vita e sulla solitudine e su chi come Valter sembra averla scelta per lavoro.
Valter, che ha superato i sessant'anni, per mettersi alla guida del suo Laser 6 e fare salire sconosciuti sulla sua auto in piena notte ha rinunciato a laurearsi e a un posto comodo e sicuro. Lui non ha problemi ad ammettere che il suo lavoro è un "non lavoro", perché il tassista possono farlo tutti, dice, basta sapere guidare e avere due soldi per comprarsi la licenza. Un lavoro fantasma, per uomini soli.
"A volte quando sale uno sconosciuto ho paura - confessa - sarei falso se dicessi il contrario. Ma mi salva l'intuizione, io non sono Rambo e poi un po' di arti marziali le ho fatte e questo mi rende più tranquillo. Ma non rispondo mai alle provocazioni, l'ultima volta che sono andato in ansia mi è capitato con un cliente taciturno molto strano e inquieto, erano le sei del mattino e stavamo andando sulle alture della città, poi per fortuna non accadde nulla".
Valter che ad un certo punto diventa serio, triste, perchè ricorda Alessandro Garaventa, un collega di 36 anni ucciso venti anni fa senza un motivo dall'ultimo cliente della notte, ucciso mentre stava per diventare padre.
"Era il 23 giugno del 2004 quando Alessandro fece salire sulla sua auto, proprio qui, davanti alla stazione di Principe, un omettino dall'aspetto tranquillo: era l'una di notte, stava quasi per smontare, il cliente chiese di andare verso Gavi e Serravalle, una bella corsa, da circa 100 euro, tanti soldi per un viaggio a quell'ora poco impegnativo. Alessandro però non è mai tornato a casa, perchè quell'uomo, si scoprì poi essere un vigilantes con problemi di gioco, dopo una lire per futili motivi e ancora poco chiari gli sparò e lo uccise. Al posto di Alessandro poteva esserci chiunque di noi".
Tanti anche i ricordi belli di Valter, l'ultimo è recente ed è stato avere rassicurato una ragazza che di notte rientrando a casa temeva di essere seguita da un molestatore nelle vie di Molassana, "mi ha fermato lei raccontandomi i suoi timori, era scossa, l'ho accompagnata sin dentro il portone di casa, al terzo piano, dove abitava, ed è stato molto bello sentirsi utile".
L'intervista con Valter si snoda fra il parcheggio dei tassisti di Principe e un viaggio lungo le strade dell'angiporto e di Sampierdarena, all'una di un venerdì notte qualsiasi.
Osservando da dentro il taxi la città che scorre dai finestrini sembra di infilarsi in una pellicola di film che svelano una Genova che non c'è più, una città che non dorme mai, in quella parte della giornata e della vita, in cui finalmente il tempo si ferma e il traffico e i suoi rumori hanno finalmente smesso di urlare.
Ai lati della strada ragazzi in attesa dell'apertura della discoteca del Terminal Traghetti, tanti migranti nel buio della Darsena, netturbini al lavoro in via Gramsci, le auto della polizia con i lampeggianti, luci nella notte, i rari bus pieni di gente, quasi tutti stranieri, che chissà da dove arrivano, badanti, operai, infermieri, ma anche mendicanti, ladri, pusher, sfruttatori, puttane giovani proprio come Jodie Foster, che però nessuno mai salverà. Perché questo non è un film, Valter non è De Niro e Genova non è il Bronx.
Il racconto di Valter è già visibile su Instagram, Facebook, On Demand sul sito nel banner dedicato a Michè, mentre in tv lo sarà dalle 22.30 di oggi, martedì 15 ottobre, domani, invece, mercoledì 16 ottobre, sarà trasmesso alle 16.45.
Durante la settimana le altre repliche in tv saranno trasmesse nei seguenti orari:
Giovedì: 17:30 - 20:30
Venerdì: 17:00 - 23:25
Sabato: 18:35 - 20:15
Domenica: 09:30 - 12:30 - 17:25 - 23:15
Lunedì: 16:30 - 20:30
IL COMMENTO
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