
Dopo tre anni che cosa é cambiato da quel giorno? Se per quanto riguarda la bonifica dei corsi d’acqua, l’iter si é concluso ma “per altri tre anni ci sarà il controllo delle acque sotterranee da parte del Ministero dell’Ambiente ma speriamo che ci sia un contraddittorio con Arpal” spiega Antonella Marras del Comitato di Fegino.
L’attenzione ora però va ai tubi, che corrono sotto i piedi dei cittadini, pagando 1356 euro all’anno, partendo da porto Petroli e diretti sia a Busalla che in Piemonte: “Noi ribadiamo la richiesta forte che anche i tubi vengano inseriti nella legge Seveso III che prevede maggiori controlli anche in contraddittorio con il pubblico però, e il piano di emergenza in caso di incidente, oggi previsto per le aree interne delle aziende a rischio a cura dell’azienda stessa e per le aree esterne a cura della Prefettura. Il problema è che oggi nessuno ci ha mai informato su che cosa fare in caso di incidente, non ci sono state esercitazioni e anche in caso di incidente dentro l’azienda non sappiamo come comportarci” spiega Antonella Marras.
“Ancora oggi sentiamo odore di petrolio quando piove, e arriva dal fiume che ci hanno detto aver bonificato - racconta Franco Traverso, residente di Fegino - e a questo si aggiungono i miasmi di quando viene movimentato il materiale bei quasi cento serbatoi che circondano le case: vogliamo una mappatura dei tubi”.
Di questo e altri temi parleremo il 15 aprile nel doppio convegno a Terrazza Colombo a partire dalle 18 in streaming sul nostro sito Internet con le relazioni di comitati, aziende e municipi delle varie aree interessate da convivenza difficile tra porto e città e poi in onda dalle 21 con un dibattito con le istituzioni locali e governative.
IL COMMENTO
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