
Crollo cimitero Camogli, ritrovati nel mare di Genova pezzi di bara e alcuni resti - L'EPISODIO
L'area di ispezione su cui devono agire i Comsubin, che avevano lavorato anche al naufragio di Costa Concordia all'Isola del Giglio e tra le macerie della Torre piloti del porto di Genova, è di circa 50 mila metri quadrati dal largo verso la costa con profondità tra 5 e 10 metri. Avvicinarsi proprio sotto costa, dove i tecnici ritengono che ci sia la maggior parte delle bare sommerse è pericoloso in quanto la falesia non è ancora in sicurezza.
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"In Liguria in questi cinque anni è capitato di tutto ed è capitato anche questo", ha detto il presidente Giovanni Toti elogiando la preparazione della macchina di Protezione Civile e ringraziando tutte le persone impegnate. "Volevo venire di persona per rendermi conto e per testimoniare al sindaco e alla cittadinanza vicinanza e collaborazione", ha aggiunto il governatore che al termine della riunione in Comune ha effettuato un sopralluogo nel cimitero. "La Liguria è fatta dei posti dedicati e a volte talmente belli proprio perché delicati. Fortunatamente non ci sono state né vittime né feriti: questa è una buona notizia, Stiamo cercando di salvare il salvabile di questo luogo che rappresenta per molte famiglie il luogo degli affetti e dei ricordi di una vita. Cercheremo di farlo con tutte le forze messe in campo e di mettere in sicurezza quest'area il prima possibile".
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Non si esclude, però, l'ipotesi di una fossa comune. "Cercheremo di recuperare più salme possibili e restituirle ai propri cari, ma se nel crollo di questi 6 mila metri cubi qualcosa è andato irremediabilmente distrutto crediamo sia giusto comunque consentire di avere un luogo per il ricordo", ha commentato Toti.
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Prosegue anche la demolizione dei loculi in bilico ed entro mercoledì, ha detto il sindaco di Camogli Olivari, saranno stese sulla parete franata delle reti di contenimento; tutte operazioni per evitare distacchi di roccia che possano creare pericoli per chi opera in mare. Intanto va avanti l'inchiesta e la procura sta analizzando uno studio dell'università di Genova che nel 2014 aveva inserito l'area dal torrente Nervi a Camogli tra le più pericolose della costa di Levante. Sono in corso accertamenti sull'assenza di monitoraggi in tempo reale che potevano segnale i movimenti della falesia, mentre nei giorni scorsi erano stati acquisiti documenti sui lavori di ristrutturazione fatti al cimitero. L'inchiesta al momento e verso ignoti per frana colposa. Intanto i residenti, dalla rabbia contro le istituzioni e il sindaco sono passati alla solidarietà.
IL COMMENTO
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