
“Pochissimo tempo fa avevo inviato alla direttrice del porto una lettera in cui la invitavo ad avviare al più presto i lavori della nuova diga, fondamentale per la difesa della città. Erano già in ritardo di un mese. Ora il nostro unico obiettivo è che ripartano velocemente. Siamo in contatto con i nostri legali e decideremo il da farsi, perché il Comune in questa vicenda è parte lesa”.
Quali scenari si aprono ora per il futuro del porto privato? Potrebbe subentrare un commissario per traghettare una fase delicata: il Comune è quasi certo che revocherà la concessione per giusta causa e poi ci sarà una nuova gara (all’orizzonte molto sarebbero i possibili investitori interessati). Il nuovo concessionario potrebbe così costruire la nuova diga. Con un vantaggio: oggi le banche sarebbero spaventate dall’esito delle indagini che (altro capitolo rispetto a quello che si é aperto oggi) devono accertare le cause del cedimento della diga il 29 ottobre 2018.
Se si scoprisse che la causa fu una costruzione non idonea della protezione a mare, ecco che le compagnie assicurative si potrebbero rifare sul porto Carlo Riva, il che spaventerebbe i finanziatori. Se invece il Carlo Riva uscisse di scena ed entrasse un nuovo concessionario, per così dire pulito, su di lui non penderebbe più questa spada di Damocle e troverebbe poi facilmente ossigeno per finanziare l’opera da 36 milioni.
IL COMMENTO
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